Pubblicato da: FUORIdiBICI | 4 marzo 2012

Parte la vera stagione 2012

Finalmente è iniziata la vera stagione 2012. Con la Strade Bianche, corsa ieri nella splendida cornice delle colline senesi, la Parigi-Nizza che prende il via oggi e la Tirreno-Adriatico in programma da mercoledì, il ciclismo riscopre le corse vere.

Senza nulla togliere ai vincitori delle gare finora disputate, a chi su quelle strade ha lasciato fatica e sudore e a chi purtroppo è rimasto vittima di cadute, non possiamo esimerci dal fare alcune considerazioni. Quanto senso può avere correre per due settimane (tra Giro del Qatar e Giro dell’Oman) in mezzo al deserto? Era proprio necessario allungare fino a dieci tappe il Tour di Langkawi in Malesia, con tante frazioni senza alcuna difficoltà se non quella di aver corso sotto la pioggia? Non è invece mancato il pubblico al Tour Down Under e al Tour de San Luis ma, in confronto ai grandi appuntamenti d’inizio stagione in Europa, le corse australiana e sudamericana sono state poco più che kermesse.

Certo, per un atleta ogni gara è buona per cercare la forma, per buttare giù qualche kg di troppo accumulato durante la (poca, ormai) pausa invernale, se poi arrivano anche le vittorie il morale sale, i direttori sportivi e gli sponsor sono contenti…insomma tutti apparentemente ci guadagnano, tranne forse gli appassionati e lo spettacolo.

Chi ha seguito i giri di Qatar e Oman non crediamo si sia entusiasmato più di tanto se non nel momento degli sprint o nel finale dell’unica frazione con arrivo in salita dove Vincenzo Nibali è riuscito a fare la differenza. Era però desolante vedere chilometri e chilometri di deserto, interminabili rettilinei con zero spettatori (per ovvii motivi) a bordo strada. Non vogliamo pensare che questi siano gli scenari che piacciono ai corridori moderni!

Il ciclismo è ormai dedito alla globalizzazione, nascono corse in ogni parte del mondo e spesso ( e in maniera alquanto discutibile) viene loro concesso lo status di “Evento World Tour”, mentre le gare che hanno fatto la storia dello sport delle due ruote sono in difficoltà e molte rischiano di scomparire. Troviamo assurdo che durante il Giro d’Italia, nel mese di maggio, sia in programma anche il Giro di California ( la cui copertura televisiva è curata guarda caso dall’ A.S.O., la società organizzatrice del Tour de France…) che, per quanti nomi importanti possa schierare al via, non riuscirà mai neanche lontanamente ad avvicinare per storia, per tradizione, per difficoltà, la Corsa Rosa. Troviamo scandaloso che la classica d’autunno, il Giro di Lombardia, debba essere anticipata a fine settembre per permettere ad una corsa di dubbia utilità ( se non quella per l’UCI di intascare quattrini) e di nessun prestigio come il Giro di Pechino di avere l’onore di chiudere la stagione.

Se questo è l’indirizzo scelto dall’Unione Ciclistica Internazionale, pensiamo che il futuro del ciclismo e delle nostre amate corse storiche sarà sempre più buio. Per adesso consoliamoci con l’arrivo della vera stagione 2012, godiamoci le gesta dei campioni sulle strade mitiche che gli amanti del ciclismo conoscono bene e speriamo sempre in un ripensamento da parte di chi decide le sorti di questo bellissimo e bistrattatissimo sport.

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