Pubblicato da: FUORIdiBICI | 16 aprile 2012

Don Daniele Laghi: «Il ciclismo è vita»

Don Daniele Laghi con Thomas Bertolini

Alzi la mano chi, appassionato di ciclismo, non ha mai notato un giovane parroco che si ferma a scambiare due chiacchiere con corridori, organizzatori, giornalisti e tifosi. Difficile non scorgerlo… Quando può, Don Daniele Laghi asseconda la sua passione e si reca sulle strade delle corse per impartire la benedizione o, semplicemente, per salutare gli amici e godersi lo spettacolo. FUORIdiBICI è riuscito a contattare Don Daniele, ora parroco nella Valle dei Mocheni (TN), pochi giorni prima del via del Giro del Trentino 2012, importante gara a tappe del panorama internazionale. Scopriamo insieme quante cose ha da raccontarci, con l’entusiasmo e la passione che lo contraddistingue.

Don Daniele, il Giro del Trentino 2012 è oramai alle porte: ci sembra che ci siano grandi aspettative e un gran coinvolgimento da parte di tutti: organizzatori, tifosi… Tu sei impegnato nell’organizzazione, ma anche direttamente come sacerdote. Spiegaci meglio in che cosa consiste il servizio spirituale da te svolto durante le giornate di gara.

«Sì, è vero. Ci abbiamo messo l’anima… Sono già due anni che mi hanno chiesto di far parte dell’organizzazione, chiedendomi di essere presente con la benedizione. Poi ho visto che è un mondo nuovo per me dove è importante la presenza della Chiesa. L’impegno, il sacrificio, le distanze da casa, dagli affetti anche… i ragazzi hanno bisogno di una presenza spirituale che li sostenga, a volte li conforti, questo è il mio servizio: passare a salutarli, tenere i contatti, con qualcuno è nata anche una gran bella confidenza e amicizia, è un momento di ascolto e preghiera per tutti.»

Tu che sei originario di questa regione e hai un forte legame con la tua terra, che emozione provi nel vedere la realizzazione di tutto il lavoro fatto?

«Esatto, io sono molto legato alla mia terra e al mio paesello natale, Santa Lucia, vicino ad Ala (Trento), dove tra l’altro passeremo nella terza tappa. Il Trentino poi sa dare, oltre che turismo ed economia, anche volontariato, interesse per gli altri, capacità di lavoro assiduo e gratuito e poi è luogo di sport e di ciclismo per eccellenza. L’emozione è grandissima, ogni anno tante persone coinvolte, un Giro di livello alto ed internazionale. In più quest’anno ci ho proprio messo l’anima per organizzare la tappa di arrivo e partenza nelle mie parrocchie, coinvolgendo amministrazioni comunali, proloco, tutti…C’è molta aspettativa.»

A proposito della seconda frazione, con arrivo proprio a Sant’Orsola Terme, chi vedi come favorito? E in generale per la vittoria del Giro?

«Adesso diventa difficile… ci sono due persone che ho indicato sul web al “totogiro”. Per me e per l’amicizia che mi lega personalmente ci terrei che Ivan Basso vincesse la tappa, ma anche un grande personaggio come Alessandro Ballan non sarebbe male! Vedremo…»

Questo servizio spirituale lo hai svolto anche ad altre corse?

«A dire il vero negli ultimi due anni ero presente al Giro d’Italia, ma senza “titolo”, come spettatore a salutare gli amici e in collaborazione con l’assessorato al turismo della nostra provincia e Trentino marketing. Nel 2010 ero alla partenza da Levico Terme e l’anno scorso a Gardeccia, bellissima e freddissima tappa. Per quest’anno stiamo vedendo con Acquarone e Allocchio (rispettivamente direttore generale e sport manager di RCS n.d.r.) di organizzare qualcosa, penso alla cronometro a Verona e nei due giorni trentini di arrivo e partenza.»

Lo scorso anno al Giro purtroppo è accaduto un fatto che ha scosso tutti, la morte in corsa di Wouter Weylandt. Ci lasci un tuo pensiero al riguardo?

«Io seguivo la tappa da qui e mi avevano chiesto di postare in Twitter o Facebook un messaggio di vicinanza…Certo quello che è successo ha scosso parecchio, soprattutto perché aspettava una figlia, che ora è nata. Bisogna avere attenzione… e prudenza e credo che non si debbano mettere troppo in condizione limite questi corridori.»

C’è qualche atleta in particolare, anche senza far nomi, che ha avuto bisogno di parole di conforto dopo questo fatto?

«No, sinceramente no.»

Tra i tanti ciclisti che hai conosciuto e con cui hai avuto modo di parlare, chi sono quelli con cui hai instaurato un legame di amicizia?

«Allora… Oltre a Ivan Basso, che per me è un “fratello”, ci sono Manuel Quinziato, Cesare Benedetti, Thomas Bertolini, Salvatore Mancuso, Giovanni Visconti, Daniel Oss, Moreno Moser, Rinaldo Nocentini e l’ex Michele Bartoli e piano piano se ne stanno aggiungendo sempre di più. È bello quando ti scrivono o telefonano, e poi con messaggi in Facebook o Twitter è un mondo che si sta ampliando a macchia d’olio. Mi piacerebbe che nominaste anche Daniele Bennati, Manuel Belletti, Gilberto Simoni e Vincenzo Nibali e poi i direttori sportivi, ormai ci si saluta e ci si conosce…C’è un bel dialogo e vedo che il mio operato e la mia presenza sono molto accettati e apprezzati.»

Quest’anno hai assistito ad altre corse, anche solo come spettatore o per fare il tifo?

«Alla Strade Bianche a Siena, spettacolare. E l’ultima corsa a cui ho dato la benedizione è stata la Bolghera, una delle gare più antiche, che quest’anno ha compiuto 103 anni, riservata ai dilettanti. Per gli impegni pastorali però non posso andare dappertutto… Spero di poter andare ai Mondiali e seguire gli italiani, non so se riuscirò a fare un salto alle Olimpiadi a Londra, vediamo… Questo è il mio desiderio, ma forse è troppo!»

Sempre in Trentino, dal 15 al 24 giugno, si svolgerà anche la Settimana Tricolore. Un altro bello sforzo organizzativo!

«Sì e la gara degli Juniores sarà proprio nella mia parrocchia a Sant’Orsola Terme, il 19 giugno. Saranno dieci giorni di fuoco, ma penso che già stiamo organizzando tutto al massimo.»

Abbiamo parlato della tua passione per il ciclismo, ma Don Daniele da piccolo praticava sport? Come è nato questo interesse?

«Da piccolo ho provato col calcio, ma niente di particolare. Io sono entrato giovanissimo in seminario, a 10 anni e mezzo per mio desiderio e lì ogni giorno si giocava a calcio due ore ma niente di speciale e la passione era  limitata. Ho praticato anche un po’ di nuoto. Invece la passione è nata 4 anni fa, quando ho ripreso portando la mia benedizione ad un torneo di calcio. Ora mi alleno con una squadra di calcio di seconda categoria delle mie parrocchie, si chiama Bersntol e poi faccio un po’ di palestra l’inverno per tenermi in allenamento. Sento però il desiderio grande di prendermi una bici e incominciare a pedalare. Quest’anno grazie al Giro del Trentino sta nascendo una piccola squadretta amatoriale, qui tanti vanno in rampichino e in bici da corsa; abbiamo realizzato dal grande Mantovani, alla Nalini, un completino spettacolare. Però vorrei iniziare un po’ alla volta e coniugare i miei impegni di giovane parroco. Ho quasi 32 anni e sono parroco di 6 parrocchie (sono diventato prete a 24 anni e mezzo), per cui non è giusto privare troppo la gente per una mia passione. Ma per me è un modo di rilassarmi e prendere energia, conoscere persone nuove e portare un messaggio di vita, di speranza e di gioia.»

Già, in fondo il bello della bicicletta è questo no? Lo spirito di gruppo che pemette di creare, il senso di comunità.

«Uno non si allena da solo, e non vince da solo, MAI. Può avere delle doti, ma quello che conta è lo spirito di gruppo, gregari, amici, tifosi, famiglia ecc. Quello ti fa raggiungere il primo podio che è quello della vita e l’altro dopo….e ti dà certo soddisfazioni. Questo lo noto soprattutto dai ciclisti che stanno diventando papà, penso all’amico Danilo Napolitano e a Sacha Modolo, è bellissimo sentirli parlare, anche Visconti del suo piccolino, come Basso dei suoi tre…»

Basso poi ha vissuto una vicenda particolare con la squalifica e  il ritorno al successo… Gli sei stato accanto?

«Certo. Quando uno lo guarda negli occhi è una persona, e lui per me…è un segno della risurrezione. Queste persone, e penso tanti altri, non si devono lasciare sole. Non bisogna solo osannarle o fare loro dei piedistalli e farle sentire stelle e quindi amiconi. Essere amici vuol dire stare accanto sempre, anche nella debolezza e nel “peccato”. Prima del ciclista c’è l’uomo e Basso ha avuto accanto degli angioletti come sua moglie Micaela e i suoi figli. Sapete una cosa… l’anno scorso ho avuto un “regalo” speciale alla tappa a San Valentino di Brentonico del Giro di Padania: Basso 1° e Visconti 2° e significava il nord ed il sud assieme. Voglio dire questo: il ciclismo deve unire, non dividere, è sana competizione, bel divertimento, gioia, tanti colori che esprimono l’arcobaleno della vita e che non può mancare a nessuno.»

Per concludere, lasciaci un messaggio indirizzato agli amanti delle due ruote, in particolare ai giovani che si avvicinano a questo sport sia per praticarlo sia da semplici appassionati.

«Si dice che la vita è una salita…beh prendiamo con gioia la nostra bicicletta, con fiducia, coraggio e quando arriviamo alla vetta dopo aver sudato si scopre un paesaggio unico…Non lasciamo infangare le due ruote! Poi la bici fa scoprire paesaggio, natura e si dice GRAZIE Signore. È un’occasione per il corpo, per lo spirito e per stare insieme, il Signore pedala con voi. Portatelo con voi… non pesa, anzi, rende la vita più serena e gioiosa.»

Grazie per le belle parole, siamo certi che verranno apprezzate dai nostri lettori. E un grande in bocca al lupo per tutti gli impegni, presenti e futuri.

Se volete seguire Don Daniele Laghi sul web potete trovarlo su Facebook o su Twitter @dondanielelaghi.

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