Pubblicato da: FUORIdiBICI | 9 maggio 2012

Un anno senza Wouter Weylandt

9 maggio 2011 – 9 maggio 2012: è passato già un anno da quel giorno. La giornata era calda e soleggiata, noi ci trovavamo alla partenza della tappa che da Reggio Emilia avrebbe portato il Giro a Rapallo. Nella frenesia del villaggio di partenza notammo un corridore della Leopard che si avvicinava, tentammo di scattargli una foto, un’immagine da conservare come ricordo…

 Era Wouter Weylandt, numero 108, un ragazzo biondo, dal fisico possente. La tappa prese poi il via e noi ci mettemmo in viaggio verso la Liguria, destinazione l’arrivo di Rapallo. Ad un certo punto sul traguardo l’atmosfera si fece strana, non c’era musica, nessuno faceva festa…doveva essere successo qualcosa, una caduta, un incidente. Ma le notizie non arrivavano subito, erano confuse…Si diceva “un uomo della Leopard”. Solo poco più tardi arrivò la conferma: era Weylandt. Guardando negli occhi le persone che lo conoscevano, i compagni di squadra, i direttori sportivi, gli amici, ci attraversò un brivido e capimmo che era accaduto l’impensabile.

 
Ci sono momenti in cui le parole risultano superflue, danno quasi fastidio. E poi tutto ciò che vorresti dire sembra scontato, inutile e senza senso. Però in una giornata come questa non si può fare a meno di ricordare una pagina così tragica e allo stesso tempo così importante del ciclismo. Oggi è il 9 maggio, esattamente un anno fa Wouter ci lasciava sulle strade del Giro. Lui il traguardo di Rapallo non l’ha mai visto, se n’è andato in quella famigerata discesa, con la disperata voglia di vincere la tappa, per dedicarla alla compagna e alla piccola che era ancora nel grembo di lei. Wouter che giusto un anno prima era riuscito a fare centro regalando uno splendido successo al team Quick Step, in terra d’Olanda. Era la terza frazione, così come quella di Rapallo….così come quella di lunedì a Horsens, che il Giro gli ha dedicato, dove erano presenti i suoi familiari e la dolce An-Sophie che, vesttita di rosa, si sforzava di sorridere.

Si può tirare in ballo il destino, la sorte avversa, la fatalità, quello che si vuole, ma in certi casi crediamo che non ci sia nulla che si possa spiegare o a cui si possa trovare una ragione, perché una ragione non c’è.
Il Giro d’Italia ha deciso, giustamente, di ritirare in memoria di Wouter il numero 108. Sulle strade però il 108 compare sempre, insieme alle iniziali WW, è diventato ormai un simbolo nel ciclismo a dimostrazione di quanto questo mondo abbia memoria e rispetto. Così come sulle strade del Giro e del Tour si trovano scritte e bandane dedicate a Pantani, anche per il 108 il ricordo non morirà mai.

E quella sera di un anno fa, andando a rivedere le immagini scattate, ci accorgemmo che in quella di Wouter si riusciva a scorgere solo il dorsale 108…Lui non c’era, era scappato via troppo in fretta, proprio come in quella discesa.

WW108 SEMPRE CON NOI

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